CoBabee è innanzitutto un progetto che nasce con uno scopo sociale, rivolto soprattutto alle donne. Sono infatti le donne che riscontrano le maggiori difficoltà di ingresso e rientro nel mercato delle professioni, nella conciliazione tra casa e lavoro, nel riconoscimento di pari retribuzione e pari opportunità.

Tutto nasce con l’idea di creare uno spazio familiare e confortevole per mamma e bambino, dove il distacco nel momento del lavoro risulti minimo e meno difficile o disagevole. Come mamma ho vissuto profondamente questa realtà e il mio desiderio è sempre stato quello di arrivare a fornire una soluzione efficace ed effettiva a chi si trovi in questa stessa situazione e voglia rimettersi in gioco dopo un parto.

Il Community Lab di Assogevi lancia WeCoWorking, il primo coworking a Vicenza pensato anche per chi ha bambini. Open Day mercoledì 25 ottobre dalle 9 alle 20.

Il coworking è un modello già diffuso in molte città, basato sul concetto che condividere e collaborare permette di crescere secondo modalità più fertili e sostenibili. Rispetto al tradizionale mercato competitivo, genera più valore, tanto sociale, quanto culturale, quanto economico.

IL​ ​CASO
È di pochi giorni fa un articolo del Sole24Ore che ha aperto il dibattito sui social network sul tema lavoro e maternità. L’articolo riporta un dato allarmante: il 78% delle dimissioni convalidate dall’ispettorato del lavoro nel 2016 sono state di donne con figli. Questa emorragia di professionalità, competenza e capacità ha conseguenze sia per tutto il tessuto produttivo della nostra società, che perde risorse spesso altamente formate, sia per la stabilità economica delle famiglie. Sono ancora troppo poche le aziende che attivano programmi di Smart Working o di telelavoro. La via più praticata è quella di trasformare la propria attività in libera professione o di trasformare in mestiere le proprie passioni, magari sfruttando il digitale, e di cercare di rimanere attive negli spazi lasciati liberi dalla famiglia. Si finisce per lavorare di notte, mentre i bambini sono a scuola o fanno i compiti. Oppure, se non si hanno figli e magari il posto fisso diventa sempre più un miraggio, si finisce con l’isolarsi e perdere tutti quegli stimoli che derivano dalla sensazione di fare parte di un gruppo, con cui condividere i momenti difficili e quelli dei successi.
È una reazione neurofisiologica: come riporta, tra gli altri, la Berkeley University, far parte di un gruppo aumenta la produzione di ossitocina ed il senso di generale benessere: di conseguenza aumentano la produttività e la qualità del lavoro prodotto.